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Voto di scambio ad Acerra, Crimaldi ed ambientalisti ammessi alla parte civile

ACERRA. Processo per voto di scambio ad Acerra: ammessi alla parte civile tre ambientalisti del posto e il consigliere comunale di opposizione Antonio Crimaldi, all’epoca candidato a sindaco per il centrodestra. Il giudice monocratico Chiara Bardi nell’udienza che si è svolta ieri al tribunale di Nola ha spiegato le motivazioni per le quali ha rigettato le eccezioni che erano state sollevate dall’avvocato Antonio Taranto, difensore dell’imputato principale Nicola Ricchiuti, ex consigliere comunale di maggioranza. Ricchiuti è finito alla sbarra con due suoi ex vigilantes, Domenico D’Anna e Mario Calzolaio, perché, secondo l’accusa, alle elezioni comunali del 2012 offrì lavoro nel suo istituto di vigilanza in cambio di voti. Candidato con la lista “Acerra è tua”, parte della coalizione che sosteneva l’attuale sindaco, fu eletto come consigliere comunale, decaduto per essersi assentato ripetutamente in Consiglio comunale subito dopo l’avvio dell’inchiesta che lo ha portato a giudizio. Due i testi della pubblica accusa chiamati ieri a deporre in Tribunale. Ma per le parti è bastato acquisire le dichiarazioni già fornite alla Polizia di Acerra, che all’epoca dei fatti aveva indagato sulla vicenda, e sentire uno solo dei testi, un ex dipendente dell’istituto di vigilanza di Ricchiuti, al quale il pm Cristina Curatoli ha voluto porre ulteriori domande. L’uomo ha raccontato che lavorava presso un’azienda del territorio, quando, nella primavera del 2012 l’ex consigliere comunale gli chiese di fare campagna elettorale, ma non si sarebbe prestato a tale compito e per questo sarebbe poi stato trasferito in una banca a Pomigliano a fare il vigilante armato. «Mi disse – ha riferito il teste in udienza – che mi doveva spostare di là perché doveva metterci qualcun altro che facesse campagna elettorale per lui», aggiungendo inoltre che diverse persone in quel periodo gli si avvicinarono per chiedergli se effettivamente il suo titolare aveva intenzione di assumere coloro a cui stava facendo prendere il porto d’armi. La vicenda partì dopo una campagna elettorale dal clima avvelenato, durante la quale diversi candidati si ritirarono dalla corsa al Consiglio comunale dopo aver ricevuto minacce ed intimidazioni, che portarono all’avvio delle indagini da parte della polizia. Al termine della seduta di ieri, il giudice ha fissato tutte le date delle prossime udienze: dopo quella del 5 dicembre, convocata solo per conferire l’incarico a un perito, le altre date in cui è stato spalmato il dibattimento sono il 19 dicembre, il 9, il 16 e il 30 gennaio, il 13 e 27 il febbraio. Si concluderà con la discussione il prossimo 6 marzo.

Agata Marianna Giannino

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