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Vicenda SoFiCoop, giovedì marcia di solidarietà a Somma Vesuviana. ”La casa non si tocca”

Somma Vesuviana. Un fitto volantinaggio per le strade di Somma ha annunciato una marcia di solidarietà “Per tutti i truffati Soficoop”, che partirà giovedì 14 luglio da via Venezia alle 19, alla quale parteciperanno anche alcuni parlamentari per affermare quanto dicono le ‘vittime’ della vicenda So.Fi.coop: “La casa non si tocca”. Una storia travagliata, complessanata ben trent’anni fa, e che in queste ultime ore vede ‘lottare’ per un tetto sulla testa 50 famiglie, quelle della zona residenziale posta su via Milano. Son circa 200 le persone tra le quali anche invalidi e bambini che rischiano di restare senza un tetto. Una prima asta è già stata battuta, ed anche se l’esito della conclusione del dramma sociale era chiaro, ben 16 sono le famiglie che hanno visto le loro abitazioni finire in mano alla banca. Nel frattempo la lotta continua, mentre inesorabile si avvicina la data delle altre due convocazioni d’asta per i restanti due lotti di appartamenti. Una vertenza che ha portato alla ribalta un susseguirsi di soprusi e abusi, dal ’79 ad oggi, e che hanno visto gli acquirenti versare una caparra di 80 milioni di lire, mentre il restante della cifra, per un totale di 140 milioni di lire, sarebbe stata data alla So.Fi.coop (oggi in liquidazione), accendendo un mutuo presso il Banco di Napoli. L’accordo, però, non c’è mai stato, non essendoci stata la chiusura di un contratto, essendo le costruzioni di via Milano, nei fatti, sorte su terreni non espropriati. Un risarcimento di 3 milioni di euro è quanto, a seguito di una lunga diatriba giudiziaria, il Comune di Somma Vesuviana ha dovuto elargire ai proprietari dei terreni, ma che in realtà dovrebbe rifarsi sulla So.fi.coop, colei che per legge avrebbe dovuto essere il ‘controllore’ della vicenda che ha interessato diverse amministrazioni del passato come quella coordinata dall’allora sindaco Vincenzo D’Avino nel 2003, e successivamente quella nel 2011 del sindaco Ferdinando Allocca, che con due provvedimenti amministrativi revocarono la convenzione, revoca mai attuata nonostante un consiglio monotematico sulla vertenza, finito male, un incontro con l’amministrazione comunale conclusasi con un nulla di fatto e la revoca mai fatta dal sindaco Pasquale Piccolo. Oggi l’ira dei 200 residenti dell’abitato di via Milano e via Venezia, che firmandosi “Noi vittime della Sofi.coop”, dicono quanto pensano su chi siede a Palazzo Torino: “le case sono state consegnate dalla So.Fi.Coop più di 25 anni fa – dicono i committenti – con gli appartamenti pagati più di 80 milioni di lire privi di urbanizzazione e servizi essenziali assenti, tant’è che c’era la mancanza di allacciamento alla rete elettrica, idrica, ecc., strutture già fatiscenti e materiali costruttivi scadenti. Con il sudore e con i sacrifici abbiamo reso almeno vivibile questo postaccio, scendendo a lavorare in strada dopo una giornata di lavoro, eppure, ancora oggi non possiamo usufruire di un ascensore (la So.Fi.Coop ci ha lasciato solo un “buco aperto” in cui avrebbe dovuto posizionare la cabina), respiriamo la muffa dovuta alle continue ed insistenti infiltrazioni presenti in ogni appartamento, e continuiamo a spendere migliaia e migliaia di euro per non far crollare a pezzi queste palazzine”. Il sostegno della classe politica della Città di Somma Vesuviana è giunto dal Movimento 5 Stelle, che non ha sedute in consiglio comunale, ma una presenza attiva per i cittadini. Il 21 giugno il Movimento 5 Stelle ha presentato in Senato un’interrogazione parlamentare, a prima firma del senatore Sergio Puglia, chiedendo ai ministri Alfano e Delrio, di fare chiarezza nella vicenda e accertare le responsabilità dell’Amministrazione cittadina; e di intervenire per scongiurare la tragedia dello sgombero coatto di 50 famiglie che non saprebbero come far fronte all’insorgenza di una ingiusta emergenza abitativa. Dopo la protesta mossa dalle famiglie di via Venezia e via Milano, che da Somma si portò sotto la Prefettura di Napoli, anche il sindaco Piccolo , martedì vi si recò per riportare la vicenda, che però ancora non ha ottenuto un riscontro ufficiale.

Maria Beneduce

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