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Turbativa d’asta e tentata estorsione: due anni e otto mesi a Foria, Rega e Falco

POMIGLIANO D’ARCO. Due anni e otto mesi di reclusione al presunto boss Nicola Foria, stessa pena per Tommaso Rega e Giuseppe Falco. Ma anche la restituzione del patrimonio del valore di 5 milioni di euro che era stato sottoposto a sequestro. È questa la sentenza emessa al termine del processo di primo grado celebrato con rito abbreviato a carico dei tre imputati per i reati di turbativa d’asta e tentata estorsione, aggravati dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, Foria, Rega e Falco avevano tentato di riprendersi all’asta un palazzo intestato a Rega arrivando a minacciare un imprenditore che era interessato a comprarlo. Avvalendosi dell’intermediazione dell’avvocato di Marigliano Luigi Esposito – per il quale il processo si sta svolgendo con rito ordinario al tribunale di Nola – gli avrebbero offerto del denaro per impedirgli di rilanciare nel corso della vendita giudiziaria con incanto. Con queste accuse furono arrestati a novembre scorso, finendo prima in carcere poi ai domiciliari, dove tuttora sono detenuti. Il pm Antimafia, Liana Esposito, nella sua requisitoria aveva chiesto l’applicazione a Foria della pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione e di quattro anni a Rega e Falco, e la confisca del patrimonio su cui erano stati posti i sigilli. Ma il gup Maria Luisa Miranda ha deciso di dimezzare le condanne: il dispositivo di sentenza è stato letto ieri in una delle aule del tribunale di Napoli. Il giudice ha riconosciuto l’attenuante del risarcimento del danno: alla scorsa udienza, infatti, era stata esclusa la parte civile. Un risultato positivo per la difesa, affidata da tutti e tre gli imputati all’avvocato Saverio Campana: «Sono convinto – ha dichiarato il penalista – di poter dimostrare completamente l’innocenza in secondo grado, però al momento sono soddisfatto del risultato ottenuto perché la vicenda è stata complessivamente ridimensionata, come dimostra la pena, estremamente contenuta anche per Foria Nicola che ha un precedente per 416bis. Poi c’è la restituzione dell’intero compendio patrimoniale, e questo dimostra che non ha niente a che vedere con la camorra». Sulla base di quanto era emerso dalle indagini, Rega era soltanto l’intestatario fittizio dell’immobile finito all’asta, che sostanzialmente sarebbe invece passato nella disponibilità di Foria dopo la morte nel 2004 del fratello, lo storico capoclan Salvatore. Quel palazzo è stato dissequestrato, così come conti correnti, terreni, fabbricati e tre società, tra di esse c’è la Dge, la Srl per il cui fallimento era stata disposta la vendita forzata dell’immobile “conteso”.

Agata Marianna Giannino

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