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Traffico di loculi al cimitero di Poggioreale, indagato impresario di pompe funebri

cimitero-poggiorealeNAPOLI – Otto cappelle gentilizie all’interno del ‘quadrato monumentale’ del Cimitero di Poggioreale ristrutturate senza alcun permesso ed i loculi ricavati in ognuna di esse, un centinaio circa per ogni tomba, rivenduti senza autorizzazione ed  a prezzi superiori a quelli previsti dal Comune di Napoli, in violazione del Regolamento Nazionale e locale di Polizia Mortuaria. E’ quanto hanno scoperto i militari della Sezione Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Napoli, al termine di una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea, che ha portato all’apertura di un’inchiesta per truffa aggravata ai danni dell’Ente partenopeo e di privati cittadini nei confronti di un noto imprenditore di pompe funebri. Le cappelle gentilizie, di assoluta rilevanza storica, sequestrate questa mattina dalle Fiamme Gialle su disposizione  del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, sono le Cappelle ‘Principe di Torella’, la numero 35, la numero 95, ‘Santangelo I’, ‘Santangelo II’ (già denominata ‘Colonna Principi di Fallano 11’), ‘Santangelo III, ‘Duca de Sandro Nicola11’ e ‘Condari Filangieri Corsi’. L’imbroglio è stato scoperto da una turista francese che, nel corso di una visita in Italia, si era recata al cimitero per vedere la cappella di famiglia ed aveva notato, oltre al restyling ed al cambio di denominazione della stessa da ‘De Grasset’ in ‘Santangelo IV’, che le chiavi della struttura in suo possesso non ne aprivano più la porta d’ingresso: la donna aveva denunciato i fatti alla competente autorità dando il via alle indagini dei finanzieri che si sono concluse con i provvedimenti di oggi. S5001809-cimiteroLa Cappella ‘De Grasset’, secondo quanto dichiarato dalla donna, apparteneva alla sua famiglie sin dai tempi del Regno delle due Sicilie e, in particolare, era di proprietà di un suo trisavolo, un militare al servizio del Re Ferdinando I di Borbone. Gli investigatori, dopo aver appurato che ad impossessarsi indebitamente della cappella ‘De Grasset’ (posta sotto sequestro giudiziario già lo scorso anno), a predisporne il restauro abusivo ed a rivendere i loculi a prezzi maggiorati era stato un impresario di pompe funebri, appartenente ad una nota famiglia partenopea che opera nel settore,  hanno continuato ad investigare ed hanno accertato che lo stesso impresario aveva commesso lo stesso reato con altre otto cappelle gentilizie come prova, anche, la mole di documenti in possesso dell’indagato e sequestrata dai militari della Guardia di Finanza. I finanzieri hanno dimostrato che la cessione illecita dei loculi ricavati dall’utilizzo illegale delle tombe nel camposanto partenopeo ha comportato notevoli    danni sia al Comune di Napoli, a cui spetta la gestione patrimoniale delle Cappelle e la concessione dei loculi ivi ubicati, sia ai singoli acquirenti, per i quali la disponibilità dei loculi era priva di legittimo fondamento giuridico: l’indagato, per questo motivo, dovrà rispondere per truffa aggravata ai danni dell’Ente partenopeo e di privati cittadini.

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