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Omicidio Korol. Chiesti 20 anni per Di Lorenzo e Ianuale. Presunti assassini chiedono ”perdono” a vedova muratore-eroe

CASTELLO DI CISTERNA. Uccisero l’ucraino Anatoliy Korol durante una rapina in un supermercato a Castello di Cisterna, la Procura chiede venti anni di pena per i fratellastri Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, e loro chiedono perdono alla famiglia del muratore-eroe. Il pm Arturo De Stefano ha pronunciato la requisitoria nell’udienza celebrata ieri al tribunale di Nola, dove si sta svolgendo il processo con rito abbreviato. Chieste le condanne anche per gli altri due imputati, i presunti complici: diciotto anni per Emiliano Esposito, accusato di concorso in omicidio, rapina, porto d’arma in luogo pubblico e ricettazione, e tre anni per Mario Ischero, ritenuto responsabile solo di concorso in rapina. Il primo, secondo l’accusa, avrebbe supportato i rapinatori-killer sia prima del colpo, fornendogli pistola e scooter, che dopo, aiutandoli a eliminare ogni traccia. Il secondo è invece ritenuto il basista dell’operazione, colui che avrebbe dato il via libera per l’ingresso nell’esercizio commerciale.

LA RICHIESTA DI PERDONO. Ieri i fratellastri erano collegati con l’aula in videoconferenza. Avevano chiesto di rendere spontanee dichiarazioni, e quando hanno preso la parola si sono scusati e hanno invocato perdono alla famiglia Korol, parte civile nel processo. Ma «Nadiya – ha riferito il suo avvocato, Giuseppe Gragnaniello – esclude decisamente il perdono». Il legale ha poi così commentato la requisitoria: «Voglio sottolineare come, a nostro giudizio, le richieste di pena avanzate dal P.M. siano non proporzionate né all’azione delittuosa, né al grado di offensività insito nella stessa. In particolare, riteniamo che non sia stato tenuto in alcun conto, nella requisitoria del Procuratore, il valore dell’esempio di Anatoliy, medaglia d’oro al valor civile. Auspichiamo caldamente che possa essere evitato qualsiasi approccio indulgenziale, sommamente inopportuno nel caso di specie». «L’udienza di stamane – ha poi aggiunto il penalista – ha costituito un’ulteriore occasione per porgere un vivo ringraziamento alla Procura di Nola e al Comando Carabinieri di Castello di Cisterna per l’encomiabile impegno profuso in fase investigativa».

COMUNE PARTE CIVILE. In udienza si sono costituiti parte civile anche il Comune di Castello di Cisterna e la Fondazione Polis, che discuteranno alla fine di settembre, quando è prevista anche l’arringa delle difese, poi il giudice Giuseppe Sepe deciderà la sentenza.

IL DELITTO. Il prossimo 29 agosto sarà trascorso un anno da quel delitto, che portò via tragicamente Anatoliy dalla moglie Nadiya e dalle due figlie. L’ucraino, da una decina di anni in Italia, lavorava come muratore e si era ben integrato con la sua famiglia nella comunità di Castello di Cisterna. Quella sera – era un sabato- con la sua bimba più piccola andò a fare la spesa, nel supermercato vicino casa, dove in molti lo conoscevano, perfino chi gli ha procurato la morte. Pagato il conto, si incamminò verso l’uscita dove incrociò i due rapinatori. Non scappò via, mise al riparo la sua piccola e tornò indietro. Provò a disarmare l’unico uomo armato, Di Lorenzo. Ma quel revolver, che non è mai stato ritrovato, durante la colluttazione riuscì ad afferrarlo il complice, Ianuale, che impugnò l’arma e per liberarsi dell’ucraino sparò due colpi, il secondo fatale. I fratellastri, figli del boss detenuto Vincenzo Ianuale “o’ squadrone”, riuscirono a scappare con 300 euro, gli altri 2.900 rimasero a terra, sporchi di sangue innocente. Dopo una settimana i carabinieri li arrestarono in Calabria, si erano nascosti ad Ascea. Confessarono subito la rapina-omicidio e iniziarono un percorso di collaborazione con la giustizia, che recentemente ha contribuito a portare in carcere i presunti assassini (tra di loro c’è anche Mario Ischero) di Corrado Nunneri, ucciso nel 2011 a Castello di Cisterna.  Per il suo gesto eroico Anatoliy ha ricevuto la medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E ora i familiari attendono solo che sia fatta giustizia.

Agata Marianna Giannino

 

 

 

 

 

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