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COMUNI ECONOMIA

Mibex, rientra protesta lavoratori. Si va verso gli ammortizzatori sociali

Somma Vesuviana. Rientra la mobilitazione alla Mibex spa, nata per i mancati pagamenti degli stipendi per oltre 100 dipendenti, così come la proposta definita “indecente” dalla Fim e che ha portato i lavoratori in protesta. Agitazione e preoccupazione per la proposta promossa dall’amministratore delegato Roberto Massucco, un ‘prestito’ dei dipendenti in favore dell’azienda che avrebbero dovuto corrispondere la somma di 95 euro dal premio d’indennità ed una seconda dal Tfr, il tutto facendo presagire che il peggio non sarebbe stato il prestito per coprire il buco finanziario di oltre 400 mila euro, bensì il posto di lavoro. Dopo due giorni si è svolto un incontro a “Palazzo Torino” sede del Municipio di Somma Vesuviana, in presenza dell’assessore alle attività produttive, Simona Cerbone, e i sindacati Fim, Fiom e Uilm.  Un tavolo al centro del quale si è appreso “del forte malcontento vissuto dai lavoratori e la necessità di arginare problematiche che potrebbero mettere a repentaglio la missione produttiva dello stabilimento di Somma Vesuviana” spingendo i sindacati ad intercedere per un incontro presso la Regione Campania per discutere delle possibili soluzioni e trovare insieme la giusta strategia di intervento. Tavolo dal quale ne è conseguito il primo accordo ‘salva lavoro’, difatti, nelle stesse ore è stato anche siglato un ‘patto’ tra Rsu e azienda, che ha riportato i lavoratori dietro le macchine con l’impegno che “l’azienda pagherà regolarmente gli stipendi a tutti i dipendenti la prossima settimana. Si scusa sin d’ora – si legge nel documento – se vi dovesse essere qualche giorno di ritardo. L’azienda rinuncia a richiedere il prestito ai dipendenti. L’azienda è disponibile ad aprire un tavolo di trattative presso l’Unione Industriale di Napoli per la gestione degli ammortizzatori sociali”. Intanto, nonostante il lavoro in fabbrica sia ripreso, quelle che pesano tra gli operai e le Rsu sono i colloqui con la dirigenza che li ha portati a fare dichiarazioni precise e rivolgersi alle istituzioni. protesta mibex

”Stiamo rivendicando che l’azienda attui tutti gli ammortizzatori sociali che la legge prevede – ha detto Michele Liberti, della segreteria provinciale della Fim – di ritirare la proposta indecente di non pagare i lavoratori per due o tre mesi, e di fare ragionamenti che salvaguardino tutto il territorio compresa la Mibex. Chiediamo l’intervento delle amministrazioni, faremo un tavolo con le sigle sindacali Cigl, Cisl e Uil, chiederemo un incontro alla Regione e alla Prefettura perché va considerato che quello di cui stiamo parlando oggi sta diventando un fenomeno sociale per salvaguardare, appunto, coloro che sul territorio stanno perdendo il posto di lavoro. L’azienda ne propone 50 al momento, ma per come si mostrano i fatti, questa è un’azienda che ormai sta sull’orlo del fallimento e sicuramente non per colpa degli operai”. Per Francescmibex somma vesuvianao Percuoco, segretario provinciale della Fiom, ”Renzi farebbe bene a guardare la realtà e non fare solo proclami”. ”Rispetto a quello che dice il Premier – ha puntualizzato – cioè che grazie al job act c’è più lavoro, la realtà oggi ci dice che i lavoratori sono in presidio per cercare di difendere quel poco che hanno. Per cui Renzi farebbe bene a guardare la realtà e non fare solo proclami che non servono a gestire un dramma sociale che viviamo in questo territorio, anche perché il progetto di rilanciare il Mezzogiorno, sembra essere solo nelle intenzioni ma che nella realtà non mostra nessun cambio di marcia”. Per Arcangelo Caputo, della Failms, invece, ”non abbiamo bisogno di imprenditori del nord che ci dicono che viviamo di assistenzialismo, noi abbiamo sempre lavorato, imprenditoria che è venuta qui per salvare i lavoratori del posto ma che in due anni non è riuscita a guadagnare commesse, e oggi ci propone contratti di riduzione degli stipendi dei lavoratori, stipendi – ha concluso – sui quali vogliono applicare un taglio del 30%, e che bisogna vedere come verranno restituiti, così non si rispettano più neanche i contratti nazionali. Tagliare 50 teste su 106 non lo vogliamo”. Sullo stesso tono anche Giovanni Rao della Ulm : “E’ sotto gli occhi di tutto che il gruppo che ha rilevato l’azienda non ha offerto carichi di lavoro, e strategie di lavoro , ma bensì si sta parlando  solo  di ridimensionamento della forza lavoro, e visto il particolare momento  del mercato, invece che tentare un rilancio, l’azienda considera di mandare a casa 50 persone,  per noi non va, non consentiamo che gli imprenditori vengano al sud solo per fare business e non per dare e creare lavoro”.

Il sindaco Pasquale Piccolo, intanto, si è recato in Prefettura a Napoli per parlare della sofferenza Mibex.  Dal palazzo comunale, però, anche le parole dell’assessore alle attività produttive e lavoro di Somma Vesuviana, Simona Cerbone: “Noi siamo vicini alle condizioni di disagio che stanno attraversando i lavoratori.  Anche se tutto si è chiuso in maniera favorevole, la nostra attenzione non calerà su di una realtà industriale importante per due forti motivi: uno evitare la desertificazione industriale sul nostro territorio, che come secondo danno comporterebbe la relativa perdita di posti di lavoro”.

La storia della fabbrica sommese. Azienda situata in via San Sossio, una delle fabbriche che fino agli anni ’90 era il fiore all’occhiello di questo sud oggi ‘povero’ di commesse. Dapprima Fag poi il crollo, e la mutazione in Vlf Somma Bearrings, per poi giungere a due anni fa circa, quando la nuova gestione muta in Mibex, in cui il nuovo imprenditore torinese investe 4 milioni di ero, che a dire della dirigenza non sarebbero mai rientrati, tant’è che oggi è la stessa dirigenza amministrativa della Mibex a mostrare un buco di circa 400 mila euro.

Alla ex Fag, sono tante le incertezze e il rammarico delle sigle sindacali che non vedono negli investitori volontà di sviluppo e continuità. “Non ci siamo fermati e dopo aver portato all’attenzione del prefetto, attendiamo l’incontro in Regione, mentre il 13 siamo stati invitati ad un tavolo per capire le intenzioni della Mibex – spiega Michele Liberti, della Fim – il nostro è il grido dei tanti lavoratori che rappresentiamo e per la salvaguardia del loro lavoro e la ferma volontà che il territorio non venga depauperato da realtà industriali come la Mibex”. Una accordo che prevede che i dipendenti tornino al lavoro nell’immediato, ma che secondo tanti serve solo come soluzione ‘ tampone’. Purtroppo anche se non nell’immediato, sembrerebbe che la proprietà punti ad una riduzione del personale e la riduzione dei salari, che potrebbe essere tagliato anche del 20%. Una strategia aziendale che ha scatenato la reazione delle Rsu, che dietro sollecitazione dei lavoratori della Mibex, questa volta non hanno abbassato la guardia.

Maria Beneduce

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