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ECONOMIA

Mibex: in forse stipendi, lavoratori in protesta da due giorni

mibexSomma Vesuviana. Mibex, l’azienda chiude i cancelli: gli operai fuori restano sul piazzale. Dopo lo sciopero cominciato alle 22 di lunedì e terminato ieri, causa il mancato pagamento dei salari, la proposta di passare da un blocco ad oltranza sul piazzale della Mibex, a uno sciopero di protesta a singhiozzo. L’azienda non può garantire gli stipendi e per l’ennesima volta gli operai della Mibex di via San Sossio sono in protesta. Dopo le prime ore di sciopero, dichiarato ieri ad oltranza, le carte in gioco sono cambiate, e nonostante l’azienda non abbia assicurato agli operai e ai sindacati nulla di concreto, a chiusura di giornata con una nota della ultim’ora le sigle Fim, Fiom e Uilm e hanno reso noto che: “La Rsu Mibex con i lavoratori è in attesa di nuovi sviluppi da parte della società, circa il mancato pagamento degli stipendi e revoca lo sciopero ad oltranza attivando la protesta alternando lo sciopero ad intervalli di 30 minuti per un totale di 4 ore per ogni turno di lavoro”. Braccia conserte per trenta minuti, cosi sarebbe dovuta continuare la protesta. Sciopero a singhiozzo anche se non tutti avrebbero voluto scendere a patti prima di ricevere qualche garanzia. Umori pessimi quelli degli operai Mibex, una realtà già scesa prima in sciopero e poi in protesta lo scorso luglio sempre per il mancato pagamento della retribuzione mensile. Dopo il rientro tra gli impianti e i forni, è stata attuata la mobilità per un blocco folto di operai. Sono scese da quattro a due le camere forno, due portate via dal comparto Mibex di Somma Vesuviana già da tempo per essere impegnate in fabbriche dei paesi del nord est. Intanto è importante ricordare anche che il non voler tirare troppo la fune con i vertici aziendali Mibex, è soprattutto dovuto all’appuntamento del prossimo 16 novembre in Regione tra sindacati e azienda, momento di contrattazione in cui gli operai riversano le più ampie speranze di continuità. Speranze tante per le tute blu, ma la realtà è ben altra. Era luglio quando l’azienda ha dichiarato avere un ‘vuoto’ di circa 400mila euro. Una ripresa del lavoro che è immediatamente sfociata per tanti in cassa integrazione, e l’accordo che prevedeva sospensione da 1 ad un massimo di 80 lavoratori a zero ore su 106 addetti, anche se mediamente a lavorare erano solo 50 operai. Poi le prime proteste di settembre e la conclusione che porta ad oggi, quando gli operai sono rientrati in fabbrica dopo che i vertici aziendali avevano deciso di riaprire i cancelli. Ma la protesta a singhiozzo ha portato gli stessi vertici a bloccare la produzione per la ”mancanza di continuità” sulle postazioni di lavoro e quindi nella prouzione. Non si sa se i cancelli della Mibex domani si apriranno. Quello che sembra certo è che l’azienda non ha liquidità per saldare gli operai che hanno protestato e ottenuto solo la chiusura dei forni.

Maria Beneduce

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