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L’ombra del clan sulla Tangenziale di Napoli, ordinanza di custodia cautelare a carico di 5 persone

Caserta. I militari del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e del Raggruppamento Operativo Speciale, in collaborazione con il Comando Provinciale Carabinieri di Napoli e Caserta, hanno dato esecuzione ad una misura cautelare emessa dall’ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, inerente alla gestione degli appalti banditi dalla società “Tangenziale di Napoli spa”. Le indagini sono state avviate a seguito di una denuncia che segnalava elementi di irregolarità nelle procedure negoziate relative agli appalti, del valore di oltre 1 milione e 600mila euro, per la manutenzione delle gallerie Capodimonte e Solfatara e della pavimentazione stradale della tangenziale di Napoli gestiti dalla società indagata, interamente controllata dal Gruppo Autostrade per l’Italia. Nello specifico la società, per individuare 30 imprese da invitare a ciascuna procedura negoziata, si era avvalsa di un elenco costituito nel 2011 per una precedente gara pubblica e per tale motivo accreditato come affidabile. STRADAGli accertamenti, svolti direttamente dalla “Tangenziale di Napoli s.p.a.”, hanno permesso di stabilire come nell’elenco originale fosse stata, successivamente, inserita in maniera fraudolenta, una ditta, costituita nel 2013, che poi era risultata vincitrice di entrambe le gare. Le attività svolte dal Gruppo Carabinieri Tutela Ambiente di Napoli e dal Nucleo Operativo Ecologico di Caserta sul conto del titolare dell’impresa e dei suoi figli, hanno permesso di ricostruire una fitta rete di contatti intercorsi con l’ex tecnico per la gestione contratti dell’Unità Affari Societari e Legali della società Tangenziale di Napoli, il quale, al fine di favorire la carriera universitaria del figlio, mediante l’intercessione di conoscenze dell’imprenditore, ritenuto vicino al clan dei Casalesi, si era reso parte attiva nel modificare l’elenco di ditte utilizzato dalla società “Tangenziale di Napoli” per l’assegnazione degli appalti, provvedendo altresì ad alterare gli atti di gara. Come infatti evidenziato dagli accertamenti tecnici condotti dal Reparto Indagini Scientifiche Carabinieri di Roma, sulle buste delle offerte prodotte dalle ditte partecipanti alle gare, sono emersi chiari indizi di forzosa apertura e successiva chiusura. Nel condizionare le gare, l’ex tecnico si era altresì avvalso della collaborazione di una addetta alla Segreteria dell’Unità Affari Societari e Legali della società. L’Autorità giudiziari ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere, per turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso, per l’imprenditore, già detenuto in quanto ritenuto legato da vincoli di cointeressenza al clan dei Casalesi. Arresti domiciliari sono invece stati disposti per i figli dell’imprenditore, per il reato di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso ma anche per l’ex tecnico e la ex addetta alla segreteria dell’Unità Affari Societari e Legali della società Tangenziale di Napoli s.p.a., a loro volta indagati per turbata libertà degli incanti. Nello stesso contesto, i carabinieri hanno provveduto a sequestrare le quote sociali nonché la totalità dei beni strumentali della società.

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