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La videosorveglianza: telecamere fuori uso o mal funzionanti

POMIGLIANO D’ARCO. Ci sono ma non “vedono”. Sono le telecamere di videosorveglianza sparse in giro per Pomigliano. Una sessantina in tutto, ma solo in parte funzionanti, circa quaranta, e nemmeno troppo bene. L’episodio di bullismo che si è verificato nei giorni scorsi nel Parco delle Acque ha inevitabilmente aperto anche la questione dell’efficacia degli occhi elettronici presenti sul territorio: nel secondo polmone verde più grande della città infatti le telecamere ci sono, ma sono fuori uso, e non sono le uniche. Le videocamere che sono attive nemmeno riescono a assolvere appieno il proprio compito: due sono dei lettori di targa, le altre non mettono a fuoco le immagini, di conseguenza riprendono rapine, furti e quant’altro, ma non consentono di definire chiaramente le figure filmate e quindi non sono in grado di fornire un valido aiuto agli investigatori. Poi ci sono anche quelle che restano accese soltanto di giorno, sono installate in Masseria Chiavettieri. In quella zona periferica in cui l’abbandono dei rifiuti e dai roghi tossici la fanno da padrone, le telecamere sono alimentate ad energia solare e dopo il tramonto riescono a fare il proprio dovere massimo per una mezz’oretta, poi si spengono, per problemi tecnici. Pertanto di notte risulta impossibile, al momento, controllare a distanza quella parte isolata della città. Altra situazione paradossale si rileva nel parco pubblico Giovanni Paolo II: sulla base di quanto appreso ci sarebbero 6 videocamere accese, ma il Comune ne avrebbe a disposizione anche altre 7 o 8 nuove, acquistate negli anni addietro, compatibili col sistema installato in città, che non sono mai state utilizzate. Insomma, a Pomigliano c’è il “grande fratello”, ma per ora è ipovedente.

Agata Marianna Giannino

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