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Ferito durante un’operazione di polizia a San Giorgio a Cremano, muore 40enne

Via Martiri della LIbertàSAN GIORGIO A CREMANO – Marcello, il 40enne di San Giorgio a Cremano ferito nel corso di un’operazione di polizia in via Martiri della Libertà, ai confini tra la città vesuviana e Portici, è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale ‘Loreto Mare’ di Napoli. L’uomo era stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco alle gambe che un agente della Polizia di Stato aveva esploso contro di lui nel tentativo di disarmarlo mentre con un coltello minacciava alcuni passanti, e per difendere il vicequestore di San Giorgio a Cremano che il quarantenne aveva ferito nel corso di una colluttazione. Subito dopo il fatto, il 40enne era stato soccorso e trasportato al pronto soccorso del nosocomio partenopeo dove le sue condizioni cliniche, che inizialmente non sembravano preoccupanti, si sono man mano aggravate fino al decesso. Il triste epilogo della vicenda è stato reso noto dal primo cittadino di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno, attraverso i social network: “Marcello è morto. Non avrei mai voluto sentire questa notizia, né me l’aspettavo. Quando ho saputo dell’aggressione al vicequestore Di Mauro mi sono informato subito sul suo stato di salute. Mi fu detto che l’aggressore era stato colpito alle gambe, quindi non un colpo mortale. Invece la copiosa perdita di sangue lo ha portato in uno stato di coma, a nulla sono servite le cure dei medici in ospedale”, ha scritto il primo cittadino su facebook dopo essere stato avvisato della morte dell’uomo dalla sorella di questi nel cuore della notte.  A quanto si è appreso, Esposito era affetto da schizofrenia e diverse volte i familiari del 40enne ne avevano segnalato la pericolosità senza tuttavia riuscire ad ottenere il ricovero del loro congiunto in una residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. La fascia tricolore della città vesuviana ha espresso il cordoglio dell’intera comunità sangiorgese ai parenti dell’uomo: “oggi possiamo solo stringerci intorno a una famiglia che è stata per anni recinto di questa tragedia e – ha scritto su facebook il sindaco –  che sola ha dovuto affrontare le mille difficoltà di gestire un figlio pericoloso per loro, quanto per il prossimo, potendo utilizzare solo l’arma dell’amore e della comprensione anche quando questi sentimenti sono stati messi a dura prova”. Zinno ha poi assicurato che  porterà all’attenzione dell’asl e del ministero alla salute questa storia “sperando – ha sottolineato –  che da una tragedia che ci consapevolizza rispetto a tali bisogni possa nascere la reale volontà di realizzare un processo di tutele degno di questo nome”.

Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano
Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano

Il sindaco ha infine puntualizzato che “le famiglie sono lasciate a se stesse e lo Stato non riesce a tutelare nessuno. Non tutela un ragazzo che in uno stato psichico alterato diventa pericolo per se’ e per gli altri. Non tutela la famiglia che nonostante tanto amore non può gestire da sola un problema di tale rilevanza e non tutela neanche coloro che si trovano a confrontarsi con un problema delle genere senza conoscerlo. Sento di poter dire che oggi abbiamo perso tutti perché un ragazzo è morto, perché lo stato non ha attuato nella realtà ciò che avrebbe dovuto realizzare con la legge Basaglia. La chiusura dei manicomi ha rappresentato un gran passo avanti per la democrazia ma il sistema di tutele non è mai stato applicato”.

 

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