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ECONOMIA

Fca. Tornano in fabbrica i cinque operai licenziati e poi reintegrati in Appello

pomigliano fcaPOMIGLIANO D’ARCO. Varcheranno i cancelli della fabbrica domani, per la prima volta dopo il licenziamento di due anni fa, i cinque operai reintegrati nello stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco e nel reparto logistico di Nola, dalla Corte d’Appello di Napoli il 27 settembre scorso, ribaltando le precedenti sentenze sfavorevoli alle tute blu del Tribunale di Nola. I cinque, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, furono licenziati a giugno del 2014, dopo aver inscenato, con un manichino, il suicidio di Marchionne davanti al reparto logistico di Nola, nel giorno dei funerali di un’operaia che si era tolta la vita, e che aveva palesato in più occasioni il proprio malessere per la lunga cassa integrazione nella quale versavano gli addetti del polo industriale. L’azienda, però, ritenne offensiva la manifestazione, e licenziò i cinque, ritenendo che la messa in scena avesse procurato un danno d’immagine e istigasse violenza. Ragioni che la Corte d’Appello ha rigettato lo scorso settembre, dopo due anni di battaglie legali, sostenendo che la rappresentazione, ”per quanto macabra, forte, aspra e sarcastica, non ha travalicato i limiti di continenza del diritto di svolgere, anche pubblicamente, valutazioni e critiche dell’operato altrui, che in una società democratica deve essere sempre garantito”. I cinque hanno ricevuto la comunicazione aziendale dell’avvenuto reintegro a decorrere dalla data della sentenza, e la convocazione a presentarsi domani per ottemperare alle formalità amministrative, ma nella lettera Fca si è anche riservata di ricorrere alla Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello. Ma i cinque operai sono fuori dal ciclo produttivo da molti più anni: Cusano, Montella, Napolitano e Fabbricatore, infatti, non mettono piede nel reparto logistico dal 2008 a causa della prolungata cassa integrazione terminata lo scorso anno con l’avvio dei contratti di solidarietà per i circa 300 addetti del polo. Mignano, invece, manca dai reparti dello stabilimento di Pomigliano dal 2006, quando fu licenziato per la prima volta insieme ad altri operai per una protesta durante un’assemblea sindacale. In seguito fu reintegrato per essere poi licenziato quasi subito per un’altra protesta avvenuta a Napoli. Non ancora reintegrato, a giugno di due anni fa fu licenziato in maniera preventiva per la manifestazione al polo logistico. ”Torno in fabbrica dopo 10 anni – ha spiegato all’Ansa – domani finalmente varcherò i cancelli con orgoglio, con la mia dignità. Una dignità che potrò regalare a mia figlia, unico regalo che posso farle da padre operaio e ormai senza soldi viste le mille difficoltà affrontate in questi anni. Un giorno le potrò dire che ho lottato per la mia e la sua dignità e libertà di parola”.

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