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ECONOMIA

Fca. Pomigliano, i cinque reintegrati esonerati dal lavoro. Operai: ”Saremo sul libro paga. Dignità calpestata”

mignano-che-entraPOMIGLIANO D’ARCO. Esonerati dal lavoro, ma a stipendio regolare. E’ quanto ha comunicato Fca ai cinque operai licenziati a giugno del 2014 e reintegrati in fabbrica da una sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che ha ritenuto illegittimo il massimo provvedimento aziendale, comminato dopo una protesta ritenuta offensiva dai vertici del Lingotto. I cinque, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Roberto Fabbricatore e Massimo Napolitano, che oggi sono tornati in fabbrica per ottemperare agli adempimenti amministrativi relativi al pagamento delle spettanze dovute, non torneranno a lavoro, quindi, sebbene siano stati reintegrati a partire dal 27 settembre scorso, data in cui la Corte d’Appello ha emesso la sentenza favorevole alle tute blu. Un boccone amaro da mandar giù per gli ex licenziati, che ora annunciano di non volersi fermare, e di voler verificare se quanto messo in atto dall’azienda sia lecito. Fca, da parte sua, si è invece riservata di ricorrere in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Napoli, e nel frattempo ha comunicato che i cinque sono dispensati dal lavoro ”sulla scorta delle attuali esigenze lavorative”, ma garantirà loro ”il normale trattamento retributivo”. ”Noi non vogliamo solo lo stipendio – ha detto Mignano all’Ansa – noi vogliamo lavorare. Rivogliamo la nostra dignità e valuteremo con il nostro legale il da farsi, perchè a nostro parere Fca non sta rispettando a pieno la sentenza della Corte d’Appello di Napoli”. Mignano è rientrato in fabbrica indossando una maglietta con il richiamo all’articolo 21 della Costituzione sulla libertà d’opinione.fca mignano e compagni

La stessa maglietta che i cinque operai hanno indossato in occasione di numerose iniziative negli ultimi mesi per portare avanti la propria battaglia contro i licenziamenti messi in atto dall’azienda, dopo la protesta ritenuta offensiva dai vertici del Lingotto. ”Ho solo oltrepassato i cancelli – ha spiegato Mignano che è l’unico dei cinque ad essere nell’organico della fabbrica a Pomigliano – poi mi hanno subito portato in una stanzetta laterale dove il capo del personale mi ha consegnato alcuni fogli da compilare e mi ha congedato. Neanche negli uffici mi hanno portato, ma nella saletta dove gli ospiti attendono di essere ricevuti”. I cinque operai hanno ricordato che sia a Pomigliano che a Nola sono in vigore i contratti di solidarietà. ”Vi dovrebbe essere regolare rotazione – hanno aggiunto – ma noi saremo solo una voce sul libro paga. Si sta calpestando anche l’articolo 1 della Costituzione”. E quanto si è venuto a creare oggi, ricalca una situazione che a Pomigliano d’Arco è stata vissuta, tra fine 2012 e inizio 2013, anche dai 19 operai Fiom che intentarono causa contro l’azienda per discriminazione sindacale, ottenendo, dalla Corte d’Appello di Roma, una sentenza che disponeva la loro assunzione, insieme ad altri 126 iscritti, nell’allora Newco Fabbrica Italia Pomigliano. I primi 19 sarebbero dovuti rientrare il 28 novembre del 2012, ma effettivamente sono rientrati a lavorare solo a settembre del 2014, dopo un accordo tra Fiom ed il Lingotto per risolvere la discriminazione sindacale, ed i contenziosi giudiziari in atto. I 19, fino al trasferimento della Newco nell’allora Fga, avvenuto a febbraio del 2013, furono pagati senza però poter lavorare.

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