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CRONACA

Smaltimento illecito di rifiuti, sottochiave i beni dei fratelli Pellini condannati per disastro ambientale nel 2015

Acerra. 250 fabbricati, 68 terreni, 50 autoveicoli ed automezzi industriali, 3 aeromobili, 49 rapporti bancari di proprietà dei fratelli Pellini, noti imprenditori acerrani, sono stati sequestrati questa mattina dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Secondo gli inquirenti, l’ingente patrimonio, il cui valore stimato è di circa 200 milioni di euro, sarebbe derivato dai proventi di un’illecita attività di smaltimento di rifiuti anche pericolosi, messa in atto tra il 1997 ed il 2005 e per la quale gli imprenditori acerrani erano stati condannati in primo grado nel 2006 e nel 2015 dalla Corte d’Appello di Napoli per il delitto di ‘disastro ambientale consumato’. I complessi accertamenti economico-patrimoniali sul gruppo imprenditoriale, condotti dal Gruppo di Investigazioni sulla Criminalità Organizzata di Napoli, ha consentito di appurare come l’origine del patrimonio dei fratelli Pellini era da qualificarsi come illegale perché frutto della gestione abusiva dei rifiuti, realizzata, fin dall’origine, con modalità illecite: in particolare, gli investigatori hanno appurato che gran parte della notevole massa patrimoniale del gruppo imprenditoriale acerrano rappresentava il frutto del reimpiego dei proventi delle attività illecite realizzate nel corso degli anni dalle società del gruppo in parola.

Il gruppo imprenditoriale dei fratelli Pellini, al quale la Guardia di Finanza ha sequestrato un patrimonio di circa 200milioni di euro, si è sviluppato, secondo quanto ricostruito dalla magistratura, attraverso la gestione illecita dei rifiuti: presso i loro impianti, sono stati gestiti illecitamente circa un milione di tonnellate di rifiuti speciali, con un giro d’affari di svariati milioni di euro: i rifiuti liquidi venivano sversati direttamente nel bacino dei “Regi Lagni” mentre quelli speciali solidi, anche pericolosi, venivano ceduti come compost o smaltiti direttamente, mediante tombamento, su terreni a destinazione agricola ed in cave adibite illegalmente a discariche. Le prove raccolte a carico degli imprenditori acerrani ha messo in luce un sistema criminale che, per anni, ha movimentato e smaltito illegalmente tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi, spesso provenienti dalle industrie del Nord Italia, direttamente nelle campagne e nei lagni dell’agro casertano e napoletano, determinando un vero e proprio disastro ambientale ed ha contribuito ad alimentare l’economia dei clan camorristici operanti in quelle aree.

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