Advertisement
Box PRIMO PIANO

Delitto Korol, al via il processo contro i presunti assassini del muratore-eroe

CASTELLO DI CISTERNA. E’ stato rinviato al prossimo 5 luglio il processo a carico dei presunti assassini di Anatoliy Korol, il 38enne ucraino morto da eroe lo scorso 29 agosto, nel tentativo di sventare una rapina in un supermercato a Castello di Cisterna. Processo che si svolgerà con rito abbreviato, e nel quale la famiglia di Korol, insignito della medaglia d’oro al valore civile dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è costituita parte civile. Per la prima udienza gli imputati, Marco Di Lorenzo, e Gianluca Ianuale, rei confessi, hanno fatto ingresso nell’aula del tribunale di Nola scortati dalla polizia penitenziaria. Si sono seduti davanti al gip Giuseppe Sepe e al loro fianco c’erano i difensori. In gabbia, di lato, era rinchiuso uno dei due presunti complici, Emiliano Esposito. L’altro, Mario Ischero, era dietro, accompagnato dai carabinieri perché sottoposto al provvedimento restrittivo degli arresti domiciliari.Anatoliy Korol

LA PRIMA UDIENZA. È durata una mezz’oretta la prima udienza del processo per l’omicidio di Anatoliy Korol, l’ucraino 38enne ammazzato il 29 agosto scorso mentre tentava di sventare una rapina in un supermercato a Castello di Cisterna. Giusto il tempo che si costituissero le parti – che hanno chiesto, tutte, di rendere dichiarazioni spontanee – poi il giudice ha disposto il rinvio al prossimo 5 luglio, quando il pubblico ministero farà la sua requisitoria. Gli imputati saranno giudicati con rito abbreviato. I fratellastri Marco di Lorenzo e Gianluca Ianuale, figliastro e figlio del boss detenuto Vincenzo Ianuale, detto “o’ squadrone”, devono rispondere di omicidio, rapina, ricettazione e porto abusivo d’arma. Di Lorenzo la sera del 29 agosto entrò nel supermercato di via Selva impugnando la pistola – un revolver calibro 38 mai più ritrovato – ma fu Ianuale, secondo quanto lui stesso confessò ai carabinieri, ad aprire il fuoco contro Anatoliy.

IL DELITTO. Erano più o meno le 19,30 quel giorno. L’ucraino aveva da poco pagato il conto, incrociò i banditi mentre usciva con la spesa e con la sua figlioletta più piccola nel carrello. Avrebbe potuto tirare diritto, tanto era ormai fuori pericolo, invece decise di non voltare lo sguardo. Prima, sull’uscio del locale, provò a trattenere uno dei due criminali tirandolo per la borsa, poi mise la sua bambina fuori, al riparo, e rientrò. Assalì direttamente il rapinatore con l’arma in pugno: ne nacque uno scontro fisico che si consumò sotto gli occhi terrorizzati e impietriti di clienti e personale, rimasti inerti a guardare. Durante la colluttazione Ianuale riuscì a prendere l’arma e, per liberare il fratellastro dalla morsa di Anatoliy, sparò due colpi, il secondo mortale: uno alla coscia sinistra, l’altro all’altezza della milza, da lì l’ogiva, trafiggendo il cuore, arrivò fino alla spalla, dove poi il medico legale l’ha trovata incastonata. Gli assassini fuggirono via con 300 euro, altri 2.900 rimasero a terra, sporchi di sangue innocente. Ma Il 5 settembre scorso, a distanza di una settimana, furono catturati dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna a Scalea, in Calabria, dove scapparono poche ore dopo il delitto. Confessarono e da allora sono in carcere. Hanno anche intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia, i cui atti sono in un altro fascicolo in mano alla Dda partenopea.

I PRESUNTI COMPLICI. Nel giro di poco tempo finirono agli arresti anche i due presunti complici, Emiliano Esposito e Mario Ischero, ai quali si contesta il concorso in rapina, e solo a Esposito anche quello in omicidio, porto d’arma in luogo pubblico e ricettazione. Secondo gli inquirenti Ischero, acquistando un panino pochi minuti prima della rapina, fece un sopralluogo per dare il via libera ai due fratellastri, mentre Esposito fornì arma e scooter per poter eseguire il colpo.

PARTE CIVILE LA FAMIGLIA KOROL. Ieri in udienza si è costituita parte civile la famiglia di Anatoliy: la moglie Nadiya, le due figlie e il fratello, assistiti dall’avvocato Giuseppe Gragnaniello. ”Ci siamo costituiti parte civile – ha detto il legale, che probabilmente discuterà all’incontro del 5 luglio – non solo per formalizzare una richiesta di risarcimento danni, ma anche e soprattutto perché la costituzione di parte civile è l’unico strumento processuale in grado di consentire, a Nadiya e alla difesa, una partecipazione attiva nel procedimento penale. Detta partecipazione si fa rappresentanza di tutto quel sistema di valori simbolicamente incarnato da Anatoliy: valori che intendiamo far entrare, in tal modo, direttamente nel processo”. 

Agata Marianna Giannino

 

 

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.