Advertisement
PRIMO PIANO

Casalnuovo. Imprenditrice chiede risarcimento di 31 milioni di euro, contenzioso fa ‘tremare’ il Comune

CASALNUOVO. Una richiesta di risarcimento di circa 32milioni di euro pesa come un macigno sul comune di Casalnuovo. È stata avanzata da un’imprenditrice immobiliare che 25 anni fa ottenne di realizzare degli edifici nella sua proprietà, nei pressi della stazione ferroviaria. Quei palazzi non sono mai stati costruiti: l’area dopo pochi anni divenne agricola, quindi inedificabile. Da allora è in piedi un contenzioso che oggi fa tremare l’Ente locale. Il tribunale amministrativo regionale della Campania ha depositato un paio di settimane fa l’ordinanza con cui ha designato il consulente tecnico d’ufficio che dovrà occuparsi di quantificare la cifra dei danni, che per il perito della parte offesa ammontano a circa 31,9 milioni di euro. È stata fissata per il prossimo 6 dicembre, innanzi ai giudici amministrativi, l’udienza pubblica in cui se ne discuterà.

LA CONTROVERSIA GIUDIZIARIA. Il contenzioso nasce nel 1998, dopo la ratifica del nuovo piano regolatore generale comunale. Nella mappa urbanistica adottata dal commissario ad acta nel 1993 e approvata dall’amministrazione provinciale nel 1996, veniva classificata come zona agricola un’area privata di 60mila metri quadrati su cui, però, con una delibera comunale del 1991, era stato approvato – al termine di una procedura iniziata negli anni 80 – un piano di lottizzazione convenzionata che prevedeva la realizzazione da parte di un privato di edifici da destinare ad abitazione, previa cessione di aree a favore del Comune. Nel 1992 il Comune rilasciava anche la concessione per l’edificazione di 6 fabbricati, ed i lavori iniziarono dopo pochi giorni; due anni dopo, nel 1994, veniva autorizzata inoltre la realizzazione del plesso per scuola materna ed elementare.  Tuttavia, col nuovo piano regolatore, quel suolo perdeva la sua edificabilità. La proprietaria dell’area nel 1998 presentò, quindi, ricorso al Tar della Campania per chiedere l’illegittimità del provvedimento: i giudici amministrativi lo accolsero. Un anno dopo anche il Consiglio di Stato rigettava l’appello. Ma i problemi non terminarono. Sulla base di quanto chiarito dal sindaco Massimo Pelliccia, «nel biennio 2010-2011 (quando il Comune era retto dal sindaco Antonio Peluso, ndr) la signora presenta un permesso a costruire per essere autorizzata a proseguire i lavori della lottizzazione convenzionata: il Comune, invece di rispondere con un provvedimento magari di diniego, sospende il permesso a costruire sulla base di una delibera di Giunta carente di motivazione che il Tar e successivamente il Consiglio di Stato ovviamente bocciano. In parallelo parte la richiesta di risarcimento dei famosi 31milioni di euro». Danni che – scrivono i magistrati nell’ordinanza dei giorni scorsi – sono derivati da «mancati utili dell’investimento, perdita di valore del suolo, oneri professionali e costi di costruzione dei corpi di fabbrica realizzati», due quelli che nel frattempo erano già stati innalzati.

IL RISCHIO DI DEFAULT DEL COMUNE. Se dovesse essere accolta la stima dei danni eseguita dal perito della parte ricorrente, l’Ente locale praticamente rischierebbe il default. Ma il primo cittadino ci va con i piedi di piombo: «Ora – ha detto – pensiamo a difenderci. Faremo di tutto affinché si possa arrivare a zero». «Sia ben chiaro – ha assicurato – che questa Amministrazione, che ha già deciso di inviare, in caso di soccombenza, tutto il carteggio alla Magistratura contabile al fine di accertare eventuali responsabilità, cercherà in ogni modo di scongiurare tale situazione», per la quale accusa la passata amministrazione di «incapacità e inerzia».

 

Agata Marianna Giannino

 

Content Protected Using Blog Protector By: PcDrome.