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CRONACA

Avvocato coinvolto in turbativa d’asta. Foria, Rega e Falco non rispondono al giudice

POMIGLIANO D’ARCO. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». È la formula pronunciata dal presunto reggente del clan di Pomigliano, Nicola Foria, al processo contro l’avvocato Luigi Esposito. Chiamato dalla difesa come teste, Foria ha deciso di non parlare. Lo stesso hanno fatto Tommaso Rega e Giuseppe Falco. I tre, ristretti ai domiciliari, sono stati accompagnati dalla polizia penitenziaria all’udienza che si è celebrata nei giorni scorsi al tribunale di Nola. Esposito deve essere giudicato – con rito ordinario – per concorso in turbativa d’asta e tentata estorsione, aggravati dal metodo mafioso. Con tali accuse a novembre il gip ne dispose la misura interdittiva della sospensione per sei mesi dall’esercizio della professione, poi imposta nuovamente dopo la revoca degli arresti domiciliari decisi dai giudici della Libertà. Nella stessa ordinanza si stabilì la custodia cautelare in carcere per Foria, Rega e Falco, poi messi ai domiciliari dal Riesame: per loro il processo si sta svolgendo con rito abbreviato al tribunale di Napoli e il dispositivo di sentenza sarà emesso nei prossimi giorni. Secondo l’accusa, avrebbero provato a riprendersi un palazzo finito all’asta facendo pressioni su un imprenditore di Marigliano intenzionato a comprarlo: per gli inquirenti, tramite l’avvocato Esposito gli avrebbero offerto più volte una somma di denaro per convincerlo a desistere. A fronte delle rinunce sarebbero poi partite le minacce. L’immobile è intestato formalmente a Tommaso Rega, e sono tra l’altro lui e la sorella (madre di Giuseppe Falco) che vi abitano con le rispettive famiglie. Ma, sulla base di quanto è venuto fuori dalle indagini, eseguite dai carabinieri e dirette dalla Dda di Napoli, di fatto l’edificio apparterrebbe a Nicola Foria, sarebbe passato a lui dopo la morte in carcere nel 2004 del fratello, lo storico capoclan Salvatore. Il bene era finito all’asta in seguito al fallimento di una società di cui Rega era il rappresentante legale, in realtà però è completamente abusivo, in quanto costruito in un’area sottoposta a vincolo cimiteriale. In aula nei giorni scorsi il legale di Esposito ha chiesto di sentire altri due testi, richiesta rigettata dal presidente della commissione giudicatrice che ha poi rinviato l’udienza all’inizio di novembre.

Agata Marianna Giannino

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