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Afragola. Terminate operazioni di spegnimento dell’incendio al campo rom. Ieri marcia a Casalnuovo contro razzismo

AFRAGOLA. Sono terminate le operazioni di spegnimento dell’incendio che ha devastato il campo rom situato ai confini con il comune di Casalnuovo. Alle 19 di ieri i vigili del fuoco, dopo 48 ore di lavoro, hanno lasciato l’area, che risulta ora sottoposta a sequestro. L’aria è ancora pesante, continua ad aleggiare l’odore acre che tipicamente sprigionano i roghi di rifiuti speciali. Il tanfo “imperversa” in via Napoli, strada casalnuovese da cui è possibile raggiungere, attraverso due sentieri sterrati, quella che fino a qualche giorno fa era la baraccopoli in cui vivevano un centinaio di nomadi. Lì, nelle campagne circostanti, si sono accampati circa trenta rom. Tra di loro molti sono i piccoli. Da tre giorni la loro casa sono le lenzuola e i cartoni allungati sulle coltivazioni. Hanno rifiutato di trovare riparo in un alloggio messo a loro disposizione dal comune di Afragola, temono di perdere i loro bambini. Nella serata di ieri sono stati raggiunti dal gruppo di manifestanti che ha marciato lungo le strade di Casalnuovo per esprimergli vicinanza e dire “no” al razzismo. Una cinquantina le persone che hanno aderito alla manifestazione. Si sono incontrate intorno alle 17,30 all’esterno della stazione della stazione della Circumvesuviana e, scortate da polizia e carabinieri, sono arrivate fino a quello che è rimasto del campo rom, dove hanno incontrato e si sono intrattenuti a parlare con le famiglie di nomadi accampate. «Noi non vogliamo lasciare questo posto – gli ripeteva Mario – sono 15 anni che viviamo qui».  Impossibile però rientrare nel campo, sia per i sigilli posti dall’autorità giudiziaria, che per le condizioni in cui si trova, nocive per la salute. I rom rimasti senza un riparo chiedono un altro terreno, con acqua potabile e corrente, insomma con il necessario per sopravvivere. Secondo quanto hanno riferito, il comune di Afragola gli avrebbe promesso di mettergliene a disposizione uno. «Serve subito che le amministrazioni locali facciano la loro parte: a partire dal diritto alla casa, per finire alle politiche di accoglienza, sul lavoro, per i diritti», è l’appello che lanciano le associazioni che hanno promosso la manifestazione contro il razzismo. «Ad essere tossico è anzitutto il razzismo, chi usa la violenza e la barbarie per annientare e immiserire la vita di tante e tanti, soprattutto bambini. A rischiare la vita sono stati soprattutto loro, come se non bastassero le condizioni di povertà e indigenza che vivono causa dell’assenza di politiche vere di integrazione e accoglienza», hanno scritto in un comunicato le organizzazioni. Il gruppo di associazioni ha poi così motivato la decisione di scendere in strada: «È il momento di manifestare sin da subito il nostro rifiuto ad ogni razzismo e violenza. Conosciamo bene i legami pericolosi che ci sono sui nostri territori tra razzismo e camorre. Un legame pericoloso che un giorno sfrutta le persone per i propri interessi e l’altro fa propaganda razzista. Bisogna dare subito un segnale forte di solidarietà e vicinanza alle persone, alle famiglie, alle donne e agli uomini vittima di questo attacco brutale e razzista».

Agata Marianna Giannino

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